fotoSecondo il Goggi, la chiesa di S. Michele risa­le all’epoca longobarda (VI- VIII sec.) e la sua intitolazione all’Arcangelo protettore dei guerrie­ri, tanto caro ai Longobardi, sembra suffragare tale ipotesi.

Afferma il Carnevale «che una chiesa parroc­chiale sotto questo titolo da tempi antichissimi esistesse in Tortona è fuori d’ogni contestazione» ma, aggiungiamo noi, bisogna pervenire a tempi ben più recenti per poter documentare in modo inconfutabile l’esistenza della chiesa.

Nel cartario di Rivalta fanno esplicito riferi­mento a San Michele di Tortona solo i documenti CCXXVIII del 1261 e CCXXIX del 1286. Sem­pre il Goggi, traendoli dal cartario dell’Abbazia Cistercense cita due documenti anteriori, rispet­tivamente del 1182 e del 1193. Si parla però solo di una chiesa di San Michele senza precisarne la località per cui potrebbe trattarsi di edifici sacri omonimi del circondario (Alessandria, Sommari­va, Sarezzano).

Procedendo a grandi passi nel tempo, troviamo citata la chiesa nel breve pontificio di Eugenio IV del 1431 e nel sinodo del Vescovo Rampini, del 30 maggio 1435, al quale partecipò il rettore Lanfranco de Lagaletta.

La chiesa di San Michele viene poi ricordata nell’elenco di Mons. Zazi del 1523 ed in quello del 1543. In tale anno era rettore Don Giovanni Agostino Guidobono e nella chiesa vi era una cappellania “della Visitazione” di cui era titolare il presbitero Matteo Da Varisio

Sempre il Carnevale, nel volume manoscritto “Delle chiese che anticamente esistevano in Tortona e suoi contorni” dà una particolareggiata descrizione dell’edificio sacro che dice grandioso e a tre navate con ben dodici cappelle. Lo scritto pare comunque frutto di fantasia e ben poco attendibile. Di veritiero c’è solo che l’edificio sacro era di forma basilicale così come appare anche nella famosa stampa cinquecentesca del cartografo Pietro Bertelli raffigurante la città di Tortona. 

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